Il Rito

Il Rito

La processione di San Sebastiano, che si celebra due volte l’anno: il 20 gennaio e il 18 agosto è il momento magico che i mistrettesi vivono con grande intensità emotiva. Essa ha subito negli anni, particolarmente nell’ultimo scorcio del secolo scorso, parecchie trasformazioni. Non pochi documenti ci attestano che nel periodo in cui fu commissionata la vara, quindi nel XVII secolo, i cortei religiosi erano fortemente condizionati da un rigido protocollo, secondo cui tutte le confraternite avrebbero sfilato in ordine alla loro antichità di costituzione con i rispettivi gonfaloni anticipando il clero, a sua volta anteposto alla reliquia o al simulacro del Santo, accodato dal mazziere dell’Università e dalle Autorità municipali, a loro volta seguite dal popolo. Da questi documenti si evince che la processione si svolgeva in maniera completamente diversa da oggi. La visione del “Santo che corre”, lungi dall’essere nella mentalità e nella consuetudine di quel tempo. Diverse le ipotesi sulla corsa di S. Sebastiano, dal punto di vista etnoantropologico, si potrebbe ipotizzare che la corsa del Santo, nella prospettiva della festa vissuta come “teatro a cielo aperto”, quale di fatto, per molti secoli, in Sicilia essa è stata e ancora in parte è, possa essere letta come: contrappasso simbolico all’immobilità del martirio; segno dinamico del suo zelo nell’evangelizzazione; facies cristiana di una figura mitologica tratta dal phanteon classico: Sebastiano corre per sfuggire al suo inevitabile martirio (20 gennaio, tempo invernale che deve essere ucciso per dare modo alle messi di risorgere sempre di nuovo).

Un’altra interpretazione che deriva da contesti storico – sociali potrebbe essere quella di far sì che il Santo protettore degli appestati, durante la processione, passasse più velocemente dalle zone colpite per evitare il contagio. Altre più recenti, invece, avanzano l’ipotesi che la crisi dell’associazionismo cattolico, in particolare delle confraternite, ha ridotto il corteo dinnanzi al Santo facendo diventare protagonisti i portanti, i quali mutuando un comportamento che non è proprio di Mistretta hanno introdotto la corsa. Per finire, la tradizione orale dei nostri “grandi” ci dice che il Santo percorreva di corsa l’ultimo tratto della processione dal Palazzo Salamone fino alla sua Chiesa.

Va innanzitutto ricordato che l’uso di condurre in corsa i fercoli processionali (‘i vari o varetti) appare pratica attestata in Sicilia da parecchi secoli e in numerose località. Le frenetiche corse delle vare su e giù per le strette vie dei paesi, i loro balli piroettanti, le faticose salite e le precipitose discese dei fercoli e tutta la serie di prodezze somatiche cui i portatori si sottopongono nelle loro piroettanti acrobazie, tutto ciò deve farci riflettere, al di là del dato spettacolare, sul significato di tali particolari modalità generalmente adottate nelle feste.

Note bibliografiche

  1. PETTINEO, Un capolavoro del Manierismo siciliano: la vara di San Sebastiano a Mistretta, Quaderno n. 1 di Mistretta Senza Frontiere, Bagheria 2011.
  2. TODESCO, S. Sebastiano, santo dell’identità. Una lettura antropologica, in Speciale Mistretta Senza Frontiere, anno XIX, nn. 54/55, agosto/ottobre 2009.
  3. MICHELE GIORDANO, Riflessioni sulla festa e la processione di S. Sebastiano, in Speciale Mistretta Senza Frontiere, anno XIX, nn. 54/55, agosto/ottobre 2009.

Santina Rondine