La statua di San Sebastiano martire di Noè Marullo a Mistretta e le sue Copie Romane

Grazie al restauro del San Sebastiano di Noè Marullo si sono  scoperti importanti elementi sull’utilizzo dell’immagine del San Sebastiano di Noè Marullo.

Durante il restauro utilizzando metodiche scientifiche , per ridare al San Sebastiano i colori originali del Marullo abbiamo confrontato i colori che emergevano nella statua con quelli delle statuette devozionali dei devoti di Mistretta ed abbiamo ritrovato le etichette sotto riportate.

Partendo da queste etichette abbiamo ricostruito il percorso fatto dalle statue ed abbiamo ricercato la provenienza e l’esistenza della fabbrica che le ha prodotte.

La realizzazione delle statuette devozionali di San Sebastiano di dimensioni ridotte, alcune delle quali ritenute bozzetti realizzati dalle stesso Noè Marullo, appartengono alla produzione della ditta Francesco Rosa e C. e sarebbero state realizzate tra il 1930 ed il dopoguerra ovvero quando iniziarono i primi viaggi migratori verso la Capitale nonché un primo turismo religioso legato ai Giubilei del 1950 e del 1975.

     La stessa ditta di Roma realizzò:

  1. Il possente San Sebastiano di Bisaquino (PA), collocato nella Chiesa del Carmine di quella città, visibilmente più moderno del prototipo di Noè Marullo del 1906. Probabilmente la statua fu commissionata nel primo trentennio del ‘900 ovvero dopo il 1931, come ricordato nel giornale La Stella di Bisaquino , un periodico parrocchiale fondato nel 1931, che ne ricorda l’arrivo della statua in paese. L’opera presenta, sulla base, la tipica etichetta “Rosa, Zanazio e C – Roma, via Borgo Nuovo n. 96”, indispensabile per la sua datazione ma che potrebbe essere stata utilizzata anche successivamente al trasferimento della ditta dal Borgo a Corso Vittorio Emanuele nonché anche dopo la morte del socio Giuseppe Zanazio.

  2. Il San Sebastiano della Diocesi di Avezzano, opera in gesso del ‘900, ma di dimensioni maggiori, 160 cm., ha la stessa impostazione scultorea di quello di Mistretta ed è stato realizzato dalla bottega di Rosa Francesco e C di Roma allorquando si trovava in corso Vittorio Emanuele n. 239. L’opera sarebbe stata realizzata quando la ditta, dopo il 1930 ed a cavallo della seconda guerra, aveva lasciato il Borgo antistante il Vaticano. La ditta è stata comunque attiva fino al dopoguerra, prima di essere rilevata dalla Marta snc. Molte opere prodotte e catalogate in BeWeB (sito della CEI), con questa etichetta, sono degli anni ’40 del ‘900.

  3. Sempre catalogata dalla Diocesi di Avezzano e pubblicata nel medesimo archivio, è stata trovata un’altra statuetta di San Sebastiano, di dimensioni ridotte, alta cm. 86, ed attribuita ad una bottega dell’Italia centrale degli inizi del 1900. Quest’ultima è identica a quelle devozionali detenute dai devoti mistrettesi e che, a mio parere, sarebbero state realizzate dalla medesima ditta romana.

  4. Altra statuetta in gesso dipinto del Santo è stata catalogata dalla Diocesi di Prato con le stesse caratteristiche iconografiche e le medesime dimensioni oltre che identica impostazione della base. Benchè dipinta con colori diversi, probabilmente abbinati al luogo che la custodisce, dimostra senza alcun dubbio l’origine comune di tutte le copie, ben otto, che provengono dai laboratori della storica ditta romana Rosa, Zanazio e C. e della ditta che li ha succeduti (Francesco Rosa e C.) operante fino al 1960 circa.

Lo scultore mistrettese Noè Marullo, nato nel 1857, studiò a Roma tra il 1878 ed il 1882 presso l’Accademia delle Belle Arti in cui si diplomò come sculture. Nella Capitale, dove ebbe sicuramente contatti con il mondo di artisti provenienti da tutta Italia, potrebbe aver avuto contatti con la stessa ditta Rosa, Zanazio e C. o con alcuni suoi artigiani. Sicuramente ebbe rapporti con la moltitudine di maestranze che stavano lavorando alla costruzione del monumento del Vittoriano nel quale sembra che vi abbia partecipato.

La procedura di lavorazione delle statue religiose, principale attività del Marullo a Mistretta, differisce molto dalle tecniche, così dette alla francese, della ditta romana. Questa, infatti, utilizzava principalmente il gesso e, successivamente, una base lignea ricoperta ed integrata da una tela con mistura di gesso ed ossidi di ferro. Questa lavorazione permetteva di rendere le opere particolarmente resistenti all’umidità, leggere da essere trasportate in processione oltre che lisce da poter essere dipinte con svariate tecniche.

Molto diversa sembra essere la tecnica di Noè Marullo che preferisce scolpire nei particolari le sue opere applicando successivamente uno strato di stucco come imprimitura per la colorazione ad incarnato o decorativa per le vesti.

Credo che Marullo abbia preferito realizzare le sue opere forte della sua abilità scultorea, pur avendo appreso le tecniche dei così detti cartoni romani.

La statua di San Sebastiano di Mistretta, realizzata dal Marullo nel 1906 è ben lontana dalla tradizione romana e dai canoni della scultura religiosa alla francese. L’opera è sicuramente una creazione originale iconografica dello sculture mistrettese che vuole sicuramente distinguersi dalle numerose immagini del Santo militare che sicuramente avrà visto nella Capitale ed a cui si erano ispirati i più importanti artisti del ‘500 e del ‘600. Sicuramente si sarà ispirato all’iconografia del dipinto di Guido Reni dei Musei Capitolini o a quello di Giovanni De Vecchi in Sant’Andrea della Valle per l’impostazione delle armi e dell’elmo. Discorso a parte va fatto, infine, in merito all’espressione del volto del Santo mistrettese che differisce sensibilmente con le copie romane. Il Santo guarda verso il cielo, quasi a dialogare con l’Altissimo in una smorfia di dolore misto a santità, voluto e realizzato dall’artista Marullo che conosce bene una esperienza di dolore assoluto come la perdita precoce della propria figlia.

La conclusione a cui sicuramente si può arrivare e che il San Sebastiano del Noè Marullo è un opera originale in cui il Marullo ha espresso tutte le sue capacità artistiche e che le fabbriche romane hanno utilizzato l’immagine per la diffusione industriale delle Statue.

Mario Portera e Sebastiano Antoci

Articolo Pubblicato Mistretta senza frontiere agosto 2018