LA VITA

San Sebastiano storia e culto di un eroe martire per la fede cristiana.

La vita

San Sebastiano nome latino che significa “illustre”, è venerato sia dalla Chiesa cattolica che da quella ortodossa. Nato forse a Narbona o a Milano nel 256 muore a Roma nel 288, a soli trentadue anni.

Fu alto ufficiale dell’esercito dell’Imperatore Diocleziano e comandante della prestigiosa prima legione, di stanza a Roma.

Informazioni e leggende sulla sua vita sono narrate nella Legenda Aurea scritta da Jacopo da Varagine e nella Passio Sancti Sebastiani (“Passione di San Sebastiano”), opera a cura di Arnobio il Giovane, monaco del V secolo. Anche Sant’Ambrogio cita il Santo nel Salmo 118, dati storici certi questi, che ne testimoniano il culto sin dai primi secoli. Inoltre, troviamo il nome di Sebastiano nella Depositi o Martyrum, il più antico calendario della Chiesa di Roma risalente al 354.
Molti sono i suoi prodigi. Innanzitutto, egli riuscì a convincere due giovani cristiani, Marco e Marcelliano, arrestati su ordine del prefetto Cromazio, ad affrontare eroicamente il martirio. Poi, mentre dialogava con loro, stupì tutti i presenti, in quanto il suo viso fu circonfuso da una luce, di origine divina, che colpì soprattutto Zoe, la moglie di Nicostrato, capo della cancelleria imperiale, muta da sei anni. La donna si gettò ai piedi del giovane, che, imponendo le proprie mani sulle sue labbra, con un segno di croce, le ridiede la parola. Immediatamente ci furono conversioni a catena: dal marito allo stesso prefetto romano Cromazio. Grande fu l’ira di Diocleziano, che ordinò una terribile persecuzione in cui perirono tutte le persone convertite da Sebastiano, il quale fu sottoposto ad atroce martirio.           
Legato nudo ad un palo, egli fu trafitto da molte frecce, per cui i soldati, credendolo morto, lo abbandonarono sul luogo del martirio, come preda per le bestie selvatiche. In realtà, Sebastiano non era morto, per cui, curato da Santa Irene, riuscì a guarire. Ritornato da Diocleziano, fu da costui condannato alla flagellazione fino alla morte, dopo di che il suo corpo fu gettato nella Cloaca Massima della città di Roma. La salma venne recuperata da mani pietose e sepolta nelle catacombe che oggi vengono appunto dette “di San Sebastiano”. San Sebastiano sarebbe stato martirizzato sui gradus helagabali ovvero i gradini di Elagabalo. In quello stesso luogo venne eretta una chiesa in suo nome. I gradini di Elagabalo si identificano, forse, in un tempio Romano sul versante orientale del Palatino.

A cura di Santina Rondine