Santuario

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Santuario della Madonna della Luce

Chiesetta suburbana esistente già dall’XI secolo, veniva usata come sede degli eremiti e pellegrini. Ampliata al pari delle altre chiese amastratine durante il periodo rinascimentale, con l’aggiunta della “pinnata”, ovvero tettoia aperta da tre lati ed appoggiata alla chiesa, sostenuta da ben 10 colonne con relativi capitelli e basi, conserva al suo interno un affresco che raffigura la Madonna che allatta Gesù. Il dipinto può essere fatto risalire alla fine del XV secolo o agli inizi del successivo. Nel 1734 è visitata dal seguito vescovile, mentre il sacerdote procuratore Filippo Portera commissiona nel 1747 una ulteriore serie di lavori di ampliamento, che si protraggono per diversi decenni e trasformano la cappella in una vera e propria chiesa a croce latina, lavori resi necessari dall’accrescersi della devozione e dal divieto opposto dai vescovi alla celebrazione di messe all’aperto, e precisamente sotto la “pinnata”, come era solito accadere nei giorni della festività. Della trasformazione iniziata dal procuratore Portera, va ricordata la costruzione della ottagonale cupola in cui è evidente l’ispirazione alla chiesa Madre e la sostituzione del pavimento “astricato” con l’attuale in ceramica di tipo valençano. La chiesa fu ultimata nel 1808, sotto il procuratore Pasquale Cannata, come attestano le date apposte sul portale e sulla volta del presbiterio. Nello stesso secolo, il terreno attorno alla chiesa fu destinato ad area cimiteriale. Il progetto fu affidato all’architetto palermitano Giovan Battista Filippo Basile. Dell’ambizioso disegno iniziale, che vedeva interessato anche il prospetto della chiesa, fu realizzato solo una parte dell’intero lavoro, che provocò la distruzione della “pennata”, i cui materiali sono stati in parte riusati e in parte depositati all’interno dello stesso cimitero, alla chiesa Madre o al Museo Civico Polivalente.

A cura di Santina Rondine